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Addio a Sam Kieth: Il disegnatore che ha dato un volto al trauma e all’incubo

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Dalla collaborazione con Neil Gaiman al surrealismo sporco di The Maxx: addio al maestro dell’inquietudine.

Sam Kieth è morto il 15 marzo a 63 anni a causa delle complicazioni della demenza a corpi di Lewy. La notizia della sua scomparsa chiude una ferita che lui stesso aveva contribuito ad aprire trent’anni fa con un tratto e uno stile che non somigliavano a nient’altro in edicola. Negli anni ’90 dominavano eroi iper-muscolari in pose di plastica e un machismo a tratti esagerato; il suo stile è arrivato come un’influenza invernale di quelle che ti lasciano con la febbre alta e i sogni confusi. Kieth non disegnava fumetti ma proiettava stati d’animo e incubi deformi su carta.

L’anomalia del sistema: Sandman e il rifiuto del “bello”

Quando Neil Gaiman lo chiamò per dare vita al primo numero di The Sandman, Kieth fece qualcosa di imperdonabile per i canoni del tempo perché rese il protagonista vero prima ancora che bello. Il suo Morfeo non era un’entità astratta ma un’ombra emaciata con un viso scavato che sembrava una maschera di sofferenza. Era una rottura estetica violenta che portava il dolore fisico dentro il regno dei sogni.

Kieth però si sentiva un alieno in un’industria che chiedeva perfezione anatomica mentre lui rispondeva con l’espressionismo. Lasciare la serie dopo pochi numeri non fu un capriccio ma l’ammissione di un artista che non riusciva a stare nei margini puliti del mainstream. Aveva bisogno di un posto dove l’inquietudine potesse sbordare dai fumetti senza chiedere permesso e quel posto è stato The Maxx.

Il trauma viola tra i vicoli di MTV

Con The Maxx la narrazione del trauma ha smesso di essere un sottotesto per diventare il motore della storia. Non era un supereroe ma un senzatetto scisso tra una realtà urbana lurida e un mondo onirico ancestrale (Pangea). In Italia lo abbiamo scoperto anche grazie alle notti sperimentali di MTV dove vedere quel gigante viola animato era come guardare un video dei Nine Inch Nails sotto acidi. Kieth usava i mostri per parlarci di dissociazione e violenza subita senza mai cercare di rassicurare il lettore.

Un’eredità fuori dalla comfort zone

Riguardando oggi le sue tavole con quei denti troppo grandi e quelle anatomie che sembrano sciogliersi emerge tutto il distacco dal panorama attuale. Viviamo in un’epoca di comfort zone visive dove tutto è diventato più pulito e levigato per non urtare nessuno. Kieth invece ci sbatteva in faccia l’orrore della psiche senza anestesia. Resta il ricordo di un uomo che non ha mai cercato di essere “bravo” secondo i canoni ma ha preferito essere autentico secondo i propri incubi. Ci mancherà quel suo modo di ricordarci che sotto la maschera siamo tutti un po’ rotti.

Tavola originale di Sam Kieth per Batman. Un disegno a inchiostro in bianco e nero che mostra il suo stile grottesco e viscerale applicato al personaggio DC Comics
Titolo: Tavola di Batman di Sam Kieth

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