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Il fascino di Pragmata: il silenzio della Luna nel nuovo gioiello Capcom

Un viaggio sci-fi tra realismo tecnologico e narrazione autoriale: perché l’esclusiva Capcom è un’esperienza fuori dal comune (al netto di qualche inciampo).

Non accadeva da tempo che un titolo Capcom si presentasse con una personalità così netta e diversa dai blockbuster frenetici a cui siamo abituati. Dopo anni di attesa, Pragmata si rivela un’opera di hard sci-fi solido, capace di trasformare il silenzio lunare in un elemento narrativo tangibile. Il lungo sviluppo, col senno di poi, è stato un investimento azzeccato: ha permesso di evitare i compromessi per offrire un’esperienza autentica, che non ha paura di imporre i propri tempi al giocatore.

Il peso del metallo e il vuoto cosmico

Sul fronte tecnico, il RE Engine evolve verso ambienti vasti e desolati, spostando l’attenzione dalle ombre anguste dei corridoi di Resident Evil a materiali e fisica di una precisione chirurgica. L’armatura del protagonista trasmette un senso di peso e resistenza quasi opprimente; i riflessi metallici sulle superfici contrastano magistralmente con la polvere lunare opaca, grazie a un ray tracing eccellente che su PS5 e Xbox Series garantisce un 4K a 60fps granitico.

La vera sorpresa, tuttavia, arriva dal “piccolo miracolo” su Switch 2. Nonostante le risorse limitate rispetto alle ammiraglie domestiche, il gioco gira a 1080p e 60fps stabili grazie a un uso sapiente dell’upscale IA. È una fedeltà visiva che non sacrifica l’atmosfera, rendendo l’esplorazione lunare un piacere anche in modalità portatile. Questa coerenza visiva che rende credibile l’incredibile.

Diana e il cavaliere: il vero cuore del gioco

Il fulcro dell’opera è il legame tra il protagonista corazzato e la piccola Diana. Questo escamotage narrativo è il motore dell’intera esperienza. Il gioco sfrutta magistralmente il feedback aptico e i trigger adattivi: quando Diana si aggrappa all’armatura o stringe la mano del protagonista, la vibrazione restituisce una sensazione fisica di contatto che accorcia le distanze tra giocatore e avatar.

L’esplorazione si muove su due binari:

  • Tecnologia: Stazioni orbitanti e protocolli di sicurezza cin sintonia con l’intero laboratorio aerospaziale.
  • Enigmi: Un mistero metafisico sulla realtà lunare che tiene incollati allo schermo.

Il level design eccelle per varietà e immersività, supportato da un audio ambientale dove ogni passo sordo nel vuoto e ogni sibilo dei sistemi vitali contribuiscono a un senso di isolamento totale.

Gameplay: atmosfera sì, ritmo a tratti no

Se l’esplorazione e le fasi di hacking brillano, il combattimento inciampa a tratti. Il gunplay è preciso ma tende a diventare ripetitivo dopo diverse ore; la varietà delle armi è limitata e i boss premiano spesso più l’approccio stealth che l’azione pura. È un limite strutturale: a volte la volontà di enfatizzare la pesantezza e la “lentezza” della fantascienza d’autore si scontra con una fluidità che non sempre tiene il passo con i picchi artistici del gioco. La durata dell’esperienza è contenuta ma densa, ideale per chi preferisce la qualità del tempo speso alla quantità bruta delle ore.

Un’opera per chi cerca l’altrove

Pragmata non insegue il consenso di massa: predilige la meraviglia malinconica alla frenesia del grilletto. I suoi pregi — un’atmosfera unica, la potenza del RE Engine e il legame emotivo con Diana — superano di gran lunga le incertezze del sistema di combattimento.

In un mercato spesso soffocato da sequel e formule collaudate, Capcom ha dimostrato un coraggio raro nel lanciare una nuova IP così rischiosa e autoriale. È un titolo che resta addosso proprio per la sua natura imperfetta e magnetica. Guardare la Terra che sorge dall’orizzonte lunare, nel silenzio assoluto del proprio casco, è una di quelle sensazioni che ricordano perché amiamo questo medium. Pragmata non è per tutti, ma per chi cerca l’altrove, è imprescindibile.