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fra2DZero

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Perché quest’estate dovresti portare un fumetto in spiaggia (e non solo un giallo)

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Un viaggio personale tra edicole chiuse, nuove fumetterie e una Gen Z che ha fatto del manga un simbolo di protesta

A undici anni ho aperto il mio primo Dragon Ball. Ricordo l’effetto: qualcosa che veniva da lontanissimo, disegnato in un modo che non avevo mai visto, e che raccontava un mondo dove le regole erano diverse dalle mie. Poco dopo è arrivato Capitan Tsubasa, che qui abbiamo conosciuto come Holly e Benji. Stessa sensazione. Il calcio come lo intendevo io, quello del cortile dell’oratorio o a scuola con la porta segnata dai giubbotti, diventava improvvisamente epico. Non sapevo ancora cosa fosse un manga. Sapevo solo che volevo il numero successivo.

Li compravo in edicola. La stessa edicola dove ogni settimana ritiravo Topolino, e dove ci andavo spesso insieme a mio fratello maggiore, che invece era (è ancora) un lettore accanito di Bonelli e di Diabolik. Due mondi diversi sotto lo stesso portico: lui con Dylan Dog, il Re del Terrore, io con Goku e la sua ricerca delle sfere del drago. Quell’edicola era una tappa fissa, quasi un rito, e con il tempo è diventata il posto dove ho imparato che i fumetti, in fondo, si condividono meglio di quanto si leggono da soli.

Quell’edicola oggi non c’è più. Ha chiuso qualche anno fa, una delle tante vittime silenziose della crisi che ha attraversato il settore in Italia. Io mi sono spostato, anche fisicamente, verso una fumetteria di quartiere, Ohara Manga, nel centro di Torino. Il nome non è casuale, per chi conosce l’opera da cui è preso in prestito: nel manga di riferimento, Ohara è un’isola dove si custodiva la conoscenza proibita, distrutta da un governo che aveva paura di quello che la gente avrebbe potuto imparare leggendo. Un dettaglio che, per una fumetteria, suona quasi come un manifesto.

Lì dentro ho fatto amicizie che non mi aspettavo. Non tanto con altri clienti, anche se capita, quanto soprattutto con chi ci lavora. È un tipo di rapporto che nasce in fretta, perché in un negozio di fumetti l’imbarazzo iniziale si scioglie quasi subito: parli per ore di trame, di autori, di quello che sta per uscire, senza sentirti mai fuori posto. Oggi colleziono ancora prevalentemente manga, ma negli ultimi anni mi sono avvicinato ai comics dell’universo DC. Trovo affinità più naturali con quei personaggi rispetto a quanto mi succeda con la Marvel, che conosco meno bene, anche se gli X-Men sono nella lista delle cose che recupererò presto. È il bello di questo mondo: non smetti mai davvero di scoprire qualcosa.

Un mercato che si sta assestando, non che sta scomparendo

Se seguite le notizie sull’editoria italiana, l’impressione generale è di crisi. Ed è in parte vero: le edicole chiudono da anni, colpite da un cambiamento strutturale nella distribuzione della carta stampata che va ben oltre i fumetti. Ma sul fumetto in sé i dati raccontano qualcosa di più sfumato. Secondo l’ultimo report dell’Associazione Italiana Editori, dopo mesi di calo il mercato dei fumetti nei canali trade si è avvicinato a una fase di assestamento, con una flessione ridotta allo 0,4% a metà ottobre 20251 molto meno drammatica dei numeri emersi in estate. Questi dati vengono analizzati e riassunti dagli addetti ai lavori come una stabilizzazione del mercato dopo anni di espansione record, con lettori che ormai trovano altre forme di narrazione a soddisfare lo stesso bisogno1.

Il dato più interessante, però, è chi legge fumetti oggi in Italia. Secondo una rilevazione AIE, circa un italiano su quattro tra i 15 e i 74 anni poco più di 10 milioni di persone ha letto almeno un fumetto nell’ultimo anno1. E la fascia che legge di più non è quella dei bambini: sono i giovani tra i 18 e i 24 anni, seguiti a ruota dagli adolescenti e dai venticinquenni-trentaquattrenni1. Cioè: chi legge fumetti in Italia oggi è per lo più una persona che ha smesso da tempo di essere “bambina”, e continua a farlo per scelta, non per abitudine residua.

Questo non significa che tutto vada bene. Le circa 400 fumetterie sparse sul territorio italiano vivono spesso ai margini delle statistiche ufficiali, che si concentrano su librerie, store online e grande distribuzione. Sono negozi piccoli, spesso a conduzione familiare o quasi, che tengono in piedi un ecosistema fatto di presentazioni, eventi, community locali che nessun dato di vendita riesce davvero a fotografare. E poi ci sono manifestazioni come il Lucca Comics, che ogni anno ricordano quanto il settore, nonostante tutto, sappia ancora attirare pubblico e attenzione mediatica.

All’estero il fumetto non deve giustificarsi

Il paragone con altri paesi aiuta a capire meglio la situazione italiana, non tanto perché “altrove fanno meglio”, quanto perché altrove il mercato è semplicemente più maturo e culturalmente il fumetto non porta lo stesso stigma da lettura per ragazzini.

Negli Stati Uniti la fumetteria è un’istituzione con una storia lunga cinquant’anni, nata negli anni Settanta attorno al cosiddetto “direct market”: un sistema di distribuzione pensato apposta per questi negozi, che ha permesso loro di diventare presidi culturali veri e propri, non semplici rivenditori. In Francia la situazione è diversa ma altrettanto solida: il fumetto “la bande dessinée” ha uno status paragonabile a quello della letteratura, tanto che un negozio specializzato in comics americani come Pulp’s a Bordeaux può raccontare di una clientela fedele che frequenta il negozio da quattordici anni2, in un mercato dove la difficoltà maggiore non è convincere la gente che il fumetto valga la pena, ma organizzare eventi con autori che vivono dall’altra parte dell’oceano. In Svizzera, il festival Fumetto di Lucerna è ormai un appuntamento internazionale che tratta il fumetto come arte a tutti gli effetti, alla pari di una mostra o di una rassegna cinematografica3.

La differenza, insomma, non è tanto nei numeri quanto nello sguardo: altrove nessuno si sente in dovere di spiegare perché sta leggendo un fumetto da adulto.

La Gen Z e il fumetto come linguaggio politico

E qui c’è forse la cosa più interessante di questi ultimi mesi: qualcosa in Italia — e nel mondo — sta cambiando, e a spingere il cambiamento è proprio la generazione più giovane. Non parlo solo di numeri di lettura. Parlo del fatto che la bandiera dei pirati di One Piece (quella con il teschio col cappello di paglia) è diventata un simbolo di protesta reale, issato nelle manifestazioni in Francia, Nepal, Indonesia, fino alla Freedom Flotilla diretta a Gaza. Non un vessillo scelto a caso: nel manga, quella bandiera rappresenta chi si oppone a un governo corrotto che opprime i più deboli. Da Parigi e Roma a Giacarta e New York, giovani manifestanti hanno issato quel simbolo riconoscibile, chiedendo cambiamento4.

È un segnale piccolo ma preciso: per una generazione intera, il fumetto — e il manga in particolare — non è più solo intrattenimento. È diventato un linguaggio condiviso, capace di dire cose serie senza passare per un discorso politico tradizionale. Difficile continuare a considerarlo “roba da ragazzini” quando diventa il modo in cui i ragazzini, appunto, scelgono di raccontare al mondo cosa non va.

L’invito, semplice

Quindi eccolo, l’invito di questa estate: se state preparando la borsa da spiaggia e ci state infilando il solito giallo, fateci stare anche un fumetto. Non serve un consiglio specifico da parte mia anzi, vi suggerisco di evitare le classifiche e i “5 titoli da leggere quest’estate”. Fate una cosa più semplice e più bella: entrate in una fumetteria vicino a casa vostra, anche solo una volta, e raccontate a chi ci lavora cosa vi piace leggere di solito. Vi consiglieranno qualcosa che probabilmente non avreste mai scelto da soli, e che magari vi somiglia più di quanto pensiate.

Non è solo un modo per comprare un albo. È il modo più semplice che conosco per scoprire qualcosa di nuovo — e, con un po’ di fortuna, anche qualche buona compagnia.


Fonti

Fonti

  1. Fumettologica, Vendite di fumetti in Italia: dal picco post pandemia alla fase di assestamento, novembre 2025 — https://fumettologica.it/2025/11/vendite-fumetti-libreria-2025-aie/ 2 3 4
  2. ComicBook.com, Pulp’s Bordeaux Team Explains the Challenges of Running an American Comic Book Shop Outside the UShttps://comicbook.com/comics/feature/pulps-bordeaux-team-explains-the-challenges-of-running-an-american-comic-book-shop-outside-the-us/
  3. Fumetto, Fumetto 2025 (comunicato stampa e presentazione del festival) — https://admin.fumetto.ch/uploads/Pressemitteilung_Fumetto_2025_c0f0ce089b.pdf
  4. Fortune, Gen Z revolutionaries worldwide have a common emblem: A pirate flag from ‘One Piece’, the best-selling manga in history, settembre 2025 — https://fortune.com/2025/09/24/gen-z-revolution-protest-one-piece-pirate-flag-jolly-roger

Una risposta a “Perché quest’estate dovresti portare un fumetto in spiaggia (e non solo un giallo)”

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