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L’IA vista da un nipote tredicenne: la fine della magia

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Un confronto Italia-USA su come la Generazione Z guarda oggi all’intelligenza artificiale

A cena, mio nipote di tredici anni, mi ha spiegato le differenze tra i modelli di OpenAI, Meta e Google. Non gliel’ho chiesto io. È partito da solo, tra il secondo e il dolce, con la sicurezza di chi sta valutando un paio di scarpe su Vinted.

“Meta fa schifo”, ha detto. “Uso Gemini perché fa tutto quasi bene.”

Mi ha sorpreso la sicurezza, certo. Ma mi ha colpito di più il tono. Nessuna meraviglia, nessun timore reverenziale verso una tecnologia che per noi adulti è epocale. Solo una valutazione rapida, fatta con la leggerezza di chi giudica un prodotto qualunque. Per lui l’intelligenza artificiale non è l’evento, è un elettrodomestico che funziona meglio o peggio a seconda del compito.

Quella sera al tavolo mi è tornato in mente un articolo che avevo letto qualche tempo prima su Wired America. Il pezzo si intitolava Some Kids Will Never Think AI Is Cool, e raccontava più o meno la stessa scena che avevo appena vissuto io: ragazzi che guardano l’IA senza stupore, a volte con fastidio aperto.

Gen Z americana

Wired non è un magazine che tende ad esaltarsi facilmente davanti alla tecnologia. È una testata che ha costruito la sua identità proprio sul mestiere di raccontare il lato oscuro dell’innovazione, prima ancora che diventasse un genere giornalistico. Quando scrive che i ragazzi non trovano l’IA interessante, lo fa con la credibilità di chi ha già smontato altre promesse tecnologiche negli anni passati.

I dati che riporta sono netti. Il 37% degli adolescenti tra i 13 e i 17 anni trova i contenuti generati dall’intelligenza artificiale semplicemente sgradevoli, quello che in inglese si definisce “creepy“. Più della metà si dice preoccupata per i deepfake e la disinformazione. E poi c’è una definizione che da sola vale l’articolo: alcuni ragazzini chiamano l’IA “artificial idiot“, intelligenza artificiale ribattezzata idiozia artificiale.

Non è rifiuto ideologico. È delusione tecnica. Sono cresciuti dentro un flusso costante di contenuti sintetici, immagini finte, video manipolati, testi generati in serie. Hanno visto l’IA sbagliare, ripetersi, produrre cose mediocri travestite da straordinarie. Il loro scetticismo nasce dall’uso quotidiano, quello che smonta gli slogan meglio di qualsiasi dibattito.

Gen Z Italiana

Il Rapporto Civita 2024 (avete ragione, è una vita fa) racconta un rapporto ancora acerbo con la materia: otto giovani su dieci conoscono l’intelligenza artificiale, ma solo uno su due sa effettivamente cosa sia l’IA generativa. Le prime emozioni dichiarate sono paura e tristezza. Solo con l’uso frequente arrivano fiducia e ottimismo. È un rapporto che parte da lontano, con un gradino di alfabetizzazione ancora da superare.

Poi c’è un dato che mi ha fatto fermare più degli altri, contenuto nell’Atlante dell’Infanzia 2025 di Save the Children: il 48% degli adolescenti italiani usa l’intelligenza artificiale per cercare supporto emotivo, in momenti di ansia, tristezza, solitudine. Il 63,5% dichiara di preferire il confronto con un’interfaccia digitale rispetto a una persona in carne e ossa. Le ragioni che indicano sono la disponibilità costante, la sensazione di sentirsi compresi, l’assenza di giudizio.

Qui non c’è disincanto. C’è quasi l’opposto: un’apertura emotiva verso lo strumento, che in alcuni casi somiglia più a una relazione che a un uso funzionale.

L’indagine Social Warning 2025 aggiunge un altro tassello interessante. Per quasi uno studente su due l’IA è già “amica”, “assistente”, perfino “psicologo virtuale”. E nello stesso report cala la fiducia verso gli adulti di riferimento: i genitori scendono dal 65,3% al 60%, gli insegnanti restano un punto di riferimento per appena il 6% degli intervistati. È un dato che dice molto, e forse più di quello sull’IA in sé.

Due culture, due traiettorie

Mettendo insieme questi pezzi, la differenza tra i due contesti sembra piuttosto chiara.

Negli Stati Uniti l’intelligenza artificiale è già saturazione. I ragazzi ci nuotano dentro da anni, l’hanno vista promettere e deludere, e adesso la trattano con la freddezza di chi ha superato la fase dell’innamoramento. È un rapporto maturo nel senso più letterale del termine: disincantato perché conosciuto a fondo.

In Italia sembra ancora in corso la fase precedente. C’è meno familiarità tecnica, ma più investimento emotivo. I ragazzi non giudicano l’IA per quello che produce, la usano per quello che possono chiederle. Non è uno strumento di produttività, è spesso un interlocutore. E qui il dato sulla fiducia calante verso genitori e insegnanti apre una domanda che va oltre la tecnologia: quanto di questo avvicinamento all’IA è una risposta a un vuoto relazionale già esistente, e quanto invece è la causa?

Non credo che i ragazzi americani abbiano “capito” qualcosa che i ragazzi italiani ancora non hanno capito. Sono semplicemente due popolazioni che si trovano in due punti diversi della stessa curva. Gli Stati Uniti hanno attraversato per primi l’ondata generativa, con tutto il rumore mediatico e le prime disillusioni che ne sono conseguite. L’Italia sta vivendo adesso la fase dell’esplorazione, quella in cui lo strumento sembra ancora capace di sorprendere, o consolare.

Tornando al tavolo

Quella sera, dopo la battuta su Meta, ho chiesto a mio nipote se gli piacesse usare l’IA. Ha alzato le spalle. “Dipende cosa devo fare”, ha risposto, tornando al dolce.

Nessun entusiasmo, nessuna diffidenza. Solo utilità, misurata caso per caso. In quel gesto, in quell’alzata di spalle, c’era più della metà dei dati che ho letto in questi report. Forse la vera domanda non è se i ragazzi ameranno o rifiuteranno l’intelligenza artificiale. È quanto tempo impiegheremo, noi adulti, a guardarla con la stessa naturalezza con cui la guardano loro.

Fonti

.Wired, *Some Kids Will Never Think AI Is Cool* — https://www.wired.com/story/some-kids-will-never-think-ai-is-cool/
.Rapporto Civita 2024, via Formiche.net — https://formiche.net/2024/12/giovani-intelligenza-artificiale-generativa-rapporto-civita/
.Atlante dell’Infanzia 2025, Save the Children, via TGCom24 —https://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/adolescenti-italiani-uso-ia-supporto-emotivo_105977377-202502k.shtml
.Indagine Social Warning 2025, via Today.it — https://www.today.it/attualita/intelligenza-artificiale-studenti-report.html


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